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Diventare grandi in pubblico

Il titolo di questo post è la traduzione del titolo di un episodio di Trainspotting, ed è anche quello di un album di Lou Reed del 1980.

trainspotting

Questo brano di questo libro e la tazza di Peter Pan. Abbiamo un problema?

Se c’è una cosa che davvero amo dei libri di Welsh, sono i titoli ispirati a brani più o meno famosi del passato, vedi il crudele ma geniale racconto C’è una luce che non si spegne mai (da There Is A Light That Never Goes Out, The Smiths, 1986), sempre in Trainspotting.

Ho mai menzionato il fatto di aver studiato quel video per un esame? Dio, se adoro i nuovi media.

Comunque, non è di questo che volevo scrivere. Ho ben altro di cui lamentarmi.

Noi nate nella seconda metà degli anni Ottanta abbiamo da gestire una patata bollente non da poco, conseguente ad un problema di origine cinematografico-televisiva.

Un problema non da poco, causato da alcuni personaggi di finzione che hanno come loro emblema quella stronzetta lamentosa di Joey Potter.

Joey Potter, per chi non la ricordasse o fosse troppo giovane per averne mai sentito parlare, era una dei protagonisti della fortunata serie televisiva Dawson’s Creek, una serie in cui un gruppo di adolescenti occupava le giornate remando su barchette di legno, disquisendo di argomenti universali e guardando film di Steven Spielberg.

Na rottura di palle infinita, ne converrete, ma per qualche congiunzione astrale il prodotto ebbe un successo incredibile.

E ci rovinò la vita sotto molti, moltissimi aspetti.

Tralascerò, per questa volta, i danni provocati alla percezione e alle aspettative nell’ambito dei rapporti tra i sessi, per concentrarmi ai disastri di stile, e alle difficoltà che una ragazza cresciuta con il modello di Joey Potter incontra quando, alla soglia dei trent’anni, necessita di smettere di indossare Converse All Star ogni santissimo giorno.

Per prima cosa, dobbiamo ammettere che Joey si vestiva demmerda.

I costumisti della serie si sono accaniti sulla povera Katie Holmes con una furia degna delle mitologiche Erinni, e l’hanno coperta con salopette di denim, bandane (bandane!), berrettini di lana a cuffia e altre oscenità che potrete facilmente scoprire su Google.

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Non che gli altri personaggi fossero agghindati in modo migliore, ma in linea di massima noi ragazzine ci identificavamo con la brunetta figlia-di-un-pusher, mentre sarebbe stato molto più sano utilizzare come modello la bionda Jen perché ammettiamolo, nessuno di noi sopporterebbe un’amica come Joey Potter.

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Il cuore del problema è però un altro, ossia la mancata crescita stilistica del personaggio: nel corso di sei stagioni la fanciulla finisce il liceo, scappa in barca col migliore amico del suo “grande amore”, va al college dove inizia una relazione con un professore e in tutto ciò, continua a vestirsi demmerda.

Anche i capelli, persino quando un po’ schiariti, continuano a far cagare.

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Si evince che ad avere come modello una Malvestita, non è che noi nate-nella-seconda-metà-degli-anni-Ottanta potessimo venir su delle icone di stile.

Chi è venuto immediatamente dopo di noi ha potuto apprendere i segreti dello stile da Marissa Cooper di The O.C., e così mentre noi ancora indossavamo le benedette Converse All Star, loro già utilizzavano le ballerine che guarda un po’, sotto i vestitini stanno giusto un po’ meglio.

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Quelli ancora dopo hanno rischiato di diventare cocainomani con Serena Van Der Woodsen di Gossip Girl e delle megere psicopatiche con Blair Waldorf della stessa serie, ma entrambi i personaggi erano comunque meglio vestiti della nostra Joey.

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Così, mentre a diciassette anni mia cugina sa perfettamente cosa le sta bene e cosa no, come abbinare i capi e come acconciarsi i capelli in millemila modi diversi, io ancora vado in giro la domenica pomeriggio in questo modo

io

E sì, mi rendo conto di aver iniziato questa parabola discendente blaterando di letteratura e musica per poi finire nella “cultura” pop e nel trash, ma che posso fare, a incanalare le mie energie mentali in ambiti seri e costruttivi c’ho provato e ho miseramente fallito. Con queste conseguenze.

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