Monday Mood(s)

Monday Moods novembrini: cose verdi

Come anticipato dalle infinite liste di film e serie tv a tema, il fine settimana di Halloween è stato un’occasione di riposo casalingo, dove si intende spiaggiarsi sul divano in pigiama e calzettoni per un numero di ore vergognosamente alto.

Ma qualche sprazzo di vitalità c’è stato, quindi senza ulteriori indugi vado ad ammorbare l’internet con una delle poche certezze di queste settimane autunnali.

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Una delle sporadiche occasioni in cui ho messo il naso fuori casa è stato un lungo caffè con un paio di amiche, sorseggiato nella soleggiata cornice di Piazza Skanderbeg. Per l’occasione, ci siamo poi avventurate nelle strade retrostanti all’Opera per raggiungere un luogo in cui prenderei volentieri la residenza, se non avessi appena ricevuto il nuovo permesso di soggiorno che indica un altro luogo come la mia dimora.

Herbal Line Albania è un negozietto che vende prodotti di bellezza e di benessere, la maggior parte dei quali provenienti dall’Asia; dopo aver spulciato per un’abbondante mezz’ora l’INCI ogni singolo prodotto, mi sono prodigata in quello che so far meglio, ossia la mozzona, e approfittando di un’offerta ho acquistato una lattina da 400 ml di olio di cocco, ricevendo in omaggio una boccetta da 30 ml di olio di Tea Tree (foto in basso a destra), per meno di 10 euro.

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Rientrata a casa e colta dal sacro fuoco del benessere naturale, avrei volentieri dedicato il resto della giornata alla cura di pelle e capelli, e così è stato, salvo il particolare del guasto alla pompa dell’acqua che mi ha lasciata all’asciutto per più di ventiquattr’ore, costringendomi a ricongiungermi con le mie radici contadine e quindi a lavarmi in una bacinella.

Credo di aver finalmente compreso perché da queste parti ogni minimarket vende boccioni d’acqua da 5 litri.

Ad ogni modo, il mio fervore per le robbe ecobbio ha potuto trovare sfogo grazie alla presenza sugli scaffali di Rossmann & Lala, supermercato tedesco simile ai vari Acqua & Sapone e Ipersoap, di diverse linee di prodotti fondamentalmente naturali a prezzi davvero molto bassi: la consumista che è in me mi ha fatto acquistare nel corso dei mesi creme, scrub, prodotti struccanti, salviette, shampoo e balsami e bagnoschiuma, convinta che l’assenza di siliconipetrolatiparaffineecc. avrebbe fatto la differenza.

Che posso dire, ognuno ha le sue debolezze e la mia si chiama estratti naturali.

Però insomma, lavaggi nella bacinella a parte, un rituale di bellezza durante un fine settimana di cazzeggio è oltremodo piacevole, così come lo è spendere due soldi per acquistare delle cosine che solo al pensiero di usarle fanno sentire più sane, depurate, idratate e via discorrendo.

Nel frattempo, contro ogni previsione il progetto mangiare meno junk food in orario d’ufficio pare procedere, forse grazie alla vaschetta di plastica viola tanto carina e alla deliziosa frutta autunnale. Oggi il menu prevede biscotti integrali alle prugne, melograno e mandarino.

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Per le precedenti combinazioni, c’è la sempre aggiornata e affatto piena di cazzate pagina Facebook.

Poi, cibo sano e robette bio a parte, tra sabato e domenica sono riuscita a sfornare una parmigiana di melanzane, una torta cioccolato, mele e cannella e una pasta alla Norma quindi insomma, mademoiselle la coerenza colpisce ancora.

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Monday Moods: piccole gioie domestiche

Visto che siamo nella settimana di Halloween ma il post sui film e le serie tv consigliate per un sabato sera giovane e pazzerello l’ho già scritto, i Moday Moods riguarderanno altro.

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Libri.

Sto leggendo, nelle poche serate in cui non mi addormento alle 22 davanti al computer, un libricino che comprai non so quando né dove per una cifra che difficilmente superò i due euro.

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Una storia semplice raccontata con uno stile narrativo delicato e solo in pochissime occasioni leggermente ridondante. Una storia d’amore non d’amore, l’atmosfera un po’ sfocata dei ricordi lontani, il tentativo di non romanzare a posteriori un personaggio, Bruna, che pare fin dall’inizio avvolto da un’atmosfera spettrale.

Frivolezze.

Saremo anche femmine in carriera, ma certi dettagli da donzelle possono far bene all’anima: le routine di bellezza, per quanto possano essere basiche, sono un modo per prenderci cura di noi stesse e SIGNORE IDDIO FERMATEMI, MI STO ESPRIMENDO COME SE STESSI PUBBLICIZZANDO UN PRODOTTO.

Quello che intendo è che avere dei piccoli rituali per la domenica sera può contribuire a non far sentire così tanto la malinconia da lunedì incombente che il beneamato Giacomo L. espresse così bene un paio di secoli fa:

diman (domenica, ndr) tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

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La mia beauty routine della domenica sera è darmi lo smalto sulle unghie sorseggiando secchielli di tè verde aromatizzato con miele e zenzero, magari ascoltando l’album che associo, forse solo perché la terza traccia è intitolata Sunday, alle domeniche placide senza un cazzo da fare.

Visto che in frivolezze c’è finita anche la musica, non ho motivi di dilungarmi oltre. Buona settimana di fine ottobre a voi.

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Monday Moods, #freepress edition

Ci proviamo a mantenere viva questa rubrica, che a scriverla ci va poco e finalmente ho realizzato un header che non fa sanguinare i dotti lacrimali?

Ci proviamo.

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Cinema, Serie tv e simili, ossia i miei passatempi preferiti oltre ad applicare e poi rimuovere maschere per il viso peel-off.

Sto riguardando Scrubs dalla prima stagione: per chi non lo conoscesse, è una comedy ambientata in un ospedale, narrata (orrore) dalla voce fuori campo del protagonista, il dottore alle prime armi JD. Voice over a parte, è un piacevole tuffo nel passato, visto che MTV l’ha trasmessa a ripetizione per anni; anzi, credo sia stata proprio questa serie a far intravedere ai capoccioni del network i vantaggi di trasmettere serie tv invece dei video di P.Diddy che anche ammettendo li volessi guardare, potrei comodamente farlo da YouTube.

La visione di Scrubs è iniziata subito dopo aver finito di riguardare la settima stagione di How I Met Your Mother, forse per questo ho notato per la prima volta che le due serie hanno molto, moltissimo in comune. Con la differenza che grazie al cielo (e agli autori), JD non sfracella i marroni del mondo intero cercando la persona giusta ad ogni angolo di strada.

Libri, che tanto ci piacciono nonostante il poco tempo per leggerli.

Dato che ancora non parlo la lingua madre del Paese in cui abito da ormai quasi un anno e mezzo, ho avuto la splendida idea di leggere libri in lingua. Inglese. Che non si sa mai dovessi dimenticare l’unica lingua straniera che davvero padroneggio.

La scelta è ricaduta su un’edizione stupenda di Little Women, l’unico libro a parte Peter Pan che mi fa piangere dalla prima pagina, dal “Natale senza regali non è un vero Natale” di Jo: che ci volete fare, anima candida e campagnola sono, da ragazzina passeggiavo tra i filari di viti in autunno rubando l’uva sognando gonne di velluto marron con colletti alti e abbottonati fino al mento.

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Non so se sia un mood, ma sono stata bloccata su Facebook da una giornalista che si ritiene una paladina della libertà di stampa. Qui la storia in screenshot.

Concludo con un mood affatto culturale: ieri sera la nazionale di calcio albanese ha vinto contro l’Armenia, qualificandosi per gli Europei Francia 2016. Vittoria che mi ha portato indietro di nove anni, quando accadde questa cosa qui.

A proposito, invito chiunque non mi segua su Facebook a farlo, poiché se qui ho qualche filtro dato dal pudore, lì manco per sbaglio.

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Monday Mood(s)

Monday Moods, un paio di anni dopo

Nell’estremo tentativo di dare un ordine almeno ad un aspetto della mia vita, ho pensato di iniziare (e probabilmente finire) con le cose semplici, riesumando i Monday Moods e cercando di dar loro un’intestazione che non urli TRISTEZZA da ogni pixel.

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Comincio con il cinema, che non ne scrivo da tanto e ormai molti lettori avranno immaginato – senza tutti i torti – che sia diventata una decerebrata. Sono tutti film visti per la seconda/terza/diociottesima volta, niente di troppo recente.

Il Padrino – trilogia sogno di ricevere un mazzo di fiori enorme per poter commentare What’s this nonsense come il buon Marlon B., di dire a qualcuno Did you go to college to become stupid? You’re stupid! come Sonny a Michael in uno dei flashback, per non parlare della morte di Mary Corleone alla fine del terzo film: una scena capace di risollevare anche le giornate più difficili. Consigliato a chi ha recentemente litigato con qualcuno e vuole sublimare la rabbia.

I soliti sospetti niente, neanche questo film, può impedirmi di dormire durante le scene di sparatorie o inseguimenti: è più forte di me. Consigliato a chi non crede nel potere di una fervida immaginazione.

Animal House ripensare agli anni dell’università convincendosi che tornando indietro si sarebbero fatte scelte diverse è inutile e deleterio: questo film insegna come alcolismo, goliardia, occasionali depravazioni, uccisioni di equini e media dei voti intorno allo zero non avranno alcun peso nella vita “adulta”. Forse. Consigliato ai cosa sto facendo della mia vita.

Spostiamoci sui libri, anche se naturalmente anche qui abbiamo riletture di volumi che hanno volato con me, un anno e qualcosa fa, sul Malpensa-Torino di AirOne.

La casa degli spiriti che come Cent’anni di solitudine, mi frega costringendomi, se abbandono la lettura per qualche giorno, a ripartire da capo perché mi perdo inesorabilmente. Consigliato a chi pensa di avere una famiglia strana (check) ma ne ha comunque nostalgia (check).

Se questo è un uomo trovandomi da alcuni giorni impelagata in un dibattito su questo argomento, ho pensato di riprendere il libro con cui all’età di otto anni feci infuriare mio padre (il quale riteneva che quella non fosse un età adeguata per simili letture, soprattutto senza supervisione e/o spiegazione del contesto). Consigliato a chi si lamenta del suo lavoro, dei colleghi o del capoufficio.

E questo è quanto, se escludiamo una rinnovata ossessione per un medley di David Bowie del 1973 che vado a inserire qui sotto.

Giusto per avere una scusa per ascoltarla di nuovo.

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cinema, Monday Mood(s), Monday Movies, teledipendenza

I preferiti dell’anno, Monday Movies edition

A rileggere i post di cinema degli ultimi 12 mesi, mi vergogno di me stessa.

Sarà che sul blog condivido la parte peggiore di me, quella più cazzona e tragicomica, sarà che il trauma dello scorso autunno ha lasciato più strascichi del previsto, sta di fatto che quando mi è capitato di guardare dei film davvero interessanti, non sono mai riuscita a scriverne.

Ma a tutto c’è rimedio, quindi per concludere l’anno ho deciso di riesumare i Monday Movies e raggruppare quelli che a mio parere sono stati i film più fighi tra quelli guardati negli ultimi 12 mesi.

Cominciamo con Lucy di Luc Besson, che merita una menzione anche solo per essere il primo film in cui non ho provato fastidio alla vista di Scarlett Johansson. Confesso di essere una di quelle brutte persone che sono state soddisfatte nel vederla morire in Match Point, fate voi.

Lucy è un bel film con una bella storia e un personaggio – la Scarlett appunto – davvero interessante. E poi un’eroina (ma non troppo) in un mondo di eroi maschi e virili non è male.

Voto: 7,5

Proseguo con Gone Girl, confessando che in base al titolo e all’attore protagonista, pensavo fosse stato diretto da Ben Affleck stesso.

Ho dei seri problemi con questo film e ho provato invano a scriverne un paio di settimane fa: la storia è buona, gli attori sono bravi, le ambientazioni mi sono piaciute molto ma la regia mi ha fatto terribilmente incazzare.

Ci sono molti modi per condurre il pubblico lungo una strada di apparenze per poi svelare la verità con un coup de théâtre, ma Fincher preferisce trattare i suoi spettatori come dei deficienti: non ci sono indizi sparsi che portino a mettere in dubbio quanto si vede, il regista si erge a divinità del mondo che mostra e allo spettatore non resta che guardare, aspettando che il narratore per immagini (sorry for the rigurgito accademico) si decida a svelargli qualcosa. Peccato.

Voto: 9 alla storia e agli attori, 5 a Fincher

What We Do In The Shadows è geniale. Non ne ho ancora scritto, ma l’espediente “finto reality” è un trucchetto narrativo che mi piace moltissimo: al diavolo I voice over e le immagini commentative, al diavolo la perfezione stilistica, i personaggi commentano i fatti direttamente alla macchina da presa.

Va da sé che Modern Family sia, a mio parere, uno show meraviglioso proprio per questa impostazione. E per altre molte ragione di cui un giorno(forse) deciderò di scrivere.

Se poi prendiamo uno dei trend più abusati degli ultimi anni, i vampiri, e ne facciamo una commedia impostata come un docureality, il mio cuore è preso.

Comunque, voto: 8,5. Guardatelo.

Beneath The Harvest Sky è un altro gioiello: trattare l’adolescenza non è facile, il rischio di cadere nel moralismo o di allontanarsi dai personaggi rendendoli macchiettistici o eccessivi è sempre dietro l’angolo ma signori miei, questo film riesce a trattare vita (e morte) dei suoi protagonisti in un modo talmente crudo ma delicato da meritare tutti i premi che ha vinto.

Voto: 9

Tutto qui? Tutto qui. Perché per quanto possa aver apprezzato il film di Veronica Mars, non credo che tra 10 anni me ne ricorderò (ma non è detto, in fondo ancora ricordo a memoria quasi tutti i testi di Pezzali & Repetto).

Sono come sempre più che benvenuti i vostri preferiti del 2014, ché tempo per i film si trova (quasi) sempre.

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Art for Art's Sake, Libri, Monday Mood(s), musica, voyages

Monday Mood(s) con breve digressione sul fluo

Allora, siete tornati dalle vacanze? Avete finalmente riposto nell’armadio (che si spera porti a Narnia) gli improbabili bikini-fluo-con-frange che, ne sono sicura, hanno spopolato sulle spiagge della Liguria e del Lazio, della Puglia e del Triveneto?

Che poi, il problema serio delle tonalità fluo è il loro essere inadeguati a qualunque sfumatura di incarnato, dalla più pallida (effetto dispensa-sottolineata-con-evidenziatori mode: on) alla più abbronzata: non c’è verso, sono colori brutti.

Ho un’amica che ama molto tali sobrie sfumature, e alla lunga mi sono abituata a vedergliele addosso (the power of love), ma per il resto, spero con tutto il cuore che siano un vezzo estivo senza possibilità di replica.

M’illudo, lo so.

Naturalmente, non avevo alcuna intenzione di occuparmi di tali aulici argomenti. L’idea era invece di riprendere i bistrattati Monday Moods, ché a ben guardare oggi è lunedì, sicché…

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Eccoci qui. Tra parentesi, poi la smetto e arrivo al succo del discorso, continuo a cercare qualche anima buona che ridia un po’ di vita a questa insulsa rubrichetta, quantomeno graficamente: credo che la mia inabilità grafica sia abbastanza evidente, pertanto io la butto lì, hai visto mai che qualche collega del corso di progettazione grafica abbia seguito le lezioni con più interesse.

Partiamo con i libri, cinema e musica li accantoniamo provvisoriamente che poi non ho più nulla da scrivere.

Alcuni giorni fa, come documentato su Instagram, un’oziosa visita al mercato di quartiere si è mutata in una caccia al tesoro, durata una mezz’ora abbondante, per trovare la triade perfetta: infatti, il pezzo di cartone appoggiato sul banco prometteva tre libri per euro cinque.

L’avevo già letto alcuni anni fa, così ho colto l’occasione per ampliare l’incredibilmente vasta parte della mia libreria dedicata agli anni Settanta. Si tratta dell’autobiografia di Alberto Franceschini, co-fondatore con Renato Curcio e Mara Cagol delle Brigate Rosse; è una lettura davvero utile per comprendere lo spirito di un tempo, e oltretutto – anche se non è una bella cosa da esternare – esercita un potere fascinatorio che tiene incollati alle pagine.

Per non rischiare di divertirmi troppo con letture eccessivamente leggere, il libro numero due è stato

Questo volume ripercorre la storia della tragedia del Kosovo attraverso la testimonianza diretta dell’autore, inviato del Corriere della Sera; è molto interessante ed è sicuramente un documento utile per comprendere gli eventi che hanno portato al conflitto e quelli che l’hanno seguito (l’autore si sposta a Belgrado dopo l’inizio dei bombardamenti NATO, consentendo al lettore di avere una visione abbastanza completa dei fatti); peccato che probabilmente il correttore di bozze fosse malato il giorno in cui il volume è andato in stampa, o più verosimilmente la fretta di pubblicarlo mentre la guerra era ancora in corso ha fatto saltare a piè pari alcune fasi di preparazione (ipotesi questa che spiegherebbe l’orrenda sovracoperta che lo decora).

Infine, non sentendomi ancora soddisfatta, per il volume numero tre la scelta è stata la seguente:

mia grandissima colpa, non l’avevo ancora letto.

Nel porgermi la bustina di plastica contenente questi tesori, il venditore ha commentato “ottime scelte, signorina” e sembrava serio, ma temo che in realtà si stesse facendo beffe di me e che compatisse le sorti della mia estate (se solo avesse saputo che questa è stata l’estate della mia laurea, credo che gli avrei fatto una pena tale da spingerlo a regalarmi i libri. Non sono mai scaltra quando ce n’è bisogno).

Insomma, il bottino è stato soddisfacente e ha riempito le mie tristi, infinitamente tristi giornate estive.

E sì, so bene di aver millantato un post con degli utilissimi consigli musicali dedicati ai vacanzieri, ma ho affettuosamente deciso che se avete avuto il tempo di andare in vacanza, avrete pure trovato quello per farvi le playlist per l’occasione.

Ma visto che non sono poi così vendicativa, un piccolo suggerimento lo lascio:

Anzi, due. Quello sopra per i viaggi in macchina, quest’altro per quelli in treno, magari in solitaria.

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Art for Art's Sake, cinema, Citazioni a casaccio, Libri, musica, teledipendenza

Monday Mood(s) part I: 11 febbraio 2013

Avrei tanto, tanto voluto deliziare il mondo con un’edizione fresca di stampa dei Monday Movies, purtroppo però i film guardati nell’ultima settimana appartengono a quella categoria di film di cui personalmente (ed immagino sia così anche per i miei amati lettori, poi correggetemi se sbaglio) preferirei si smettesse di parlare, dato che si è già scritto molto e che nella maggior parte dei casi, ciò che viene scritto non aggiunge elementi utili ma si limita a ribadire concetti già ampiamente conosciuti.

Per intenderci, si tratta di Il Padrino, Bastardi senza gloria, Schindler’s List ed altri film simili ad essi, ossia quelli che guardi quando sei malata e vuoi solo crogiolarti nel dolore guardando immagini conosciute e sentendo sfumature di voci note come quelle dei propri familiari.

In sostanza, niente Monday Movies ma per questa settimana Monday Mood(s), un insieme eterogeneo (aka a cazzo di cane) di immagini, brani musicali, video et simili; unica avvertenza: oggi piove, fa freddo, forse nevicherà e non mi sento molto bene dunque non ci si aspettino fringuelli, boccioli di rosa e biscottini al miele.

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Cinque anni di Istituto d’Arte evidentemente utilissimi. Bellissimo header. Se qualche anima buona volesse fornirmene uno un po’ meno quintaelementare, magari non creato con le funzioni base di Paint, ne sarei molto felice

Let’s get started.

Most people think of themselves as individuals, that there’s no one on the planet like them.

(Dal film Submarine di Richard Ayoade [2010])

Era il mondo, il mondo in quanto tale, che era fuori dalla sua portata, tutta quella costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, incommensurabile, quella marea incessante di relazioni umane, politiche, culture, storie… (Jonathan Coe, La banda dei brocchi, 2004)

Immagine di Laz Marquez per la locandina del film The Birds (1963) di Alfred Hitchcock

https://www.youtube.com/watch?v=Mz_62kJfPlI

Sangue chiama sangue, ed in giorni come questi niente eguaglia un bel po’ di trash vampiresco.

(Sì, sto ancora guardando The Lying Game e ne avrei da dire sulla differenza tra la creazione di un personaggio carico di sfumature e l’apparente schizofrenia di quelli della serie, ma rimando ai prossimi giorni).

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