#CoseBelle, cinema, Monday Movies

Tre Idioti – va tutto bene

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Che gli anni dell’università siano caratterizzati da dosi non esattamente esigue di stress e di pressione psicologica è un’ovvietà, e lo afferma una che a diciotto anni si è iscritta al DAMS, mica al Politecnico; quello che non immaginavo è che in India, ogni 30 minuti uno studente tenta il suicidio.

La corsa affannosa verso il primato come unica chiave per raggiungere il successo e le pressioni delle famiglie (“se è femmina studierà medicina, se è maschio ingegneria“) sono il punto di partenza da cui si snoda la storia di Three Idiots, film indiano del 2009 diretto da  Rajkumar Hirani.

Tre studenti diventano compagni di stanza nel convitto dell’Imperial College of Engineering, prestigiosa università di Nuova Delhi in cui ciò che conta non è imparare, ma eccellere. Uno di loro, Rancho, accompagnerà gli altri due in un percorso all’insegna del motto “all izz well“, va tutto bene.

All izz well è ciò che bisogna dirsi quando la paura prende il sopravvento per ingannare il cuore e farsi coraggio.

Ora, in generale se penso al cinema indiano visualizzo le massicce scene di ballo dei film di Bollywood: anche in questa pellicola ci sono un paio di trascinanti coreografie, ma Three Idiots è molto di più.

È un film in cui la vita in ogni sua forma ha il sopravvento sulla morte fisica, spirituale e morale.È una storia di amicizia, di incoscienza nel senso più positivo del termine e di speranza che alla fine, nonostante tutto, ogni cosa andrà bene.

Come modo di affrontare la vita, direi che non è male.

Perché se gli imprevisti, le delusioni e la tristezza sono inevitabili, decidere di trarne qualcosa di buono è una scelta.

Perché pensare agli altri oltre che a sé stessi, ai propri bisogni e ai propri obiettivi non può che far bene, e lo scrivo sapendo che è tanto più facile scegliere di mandare al diavolo l’empatia e di essere egoisti, anche quando esserlo non è altro che la fottuta paura di non essere all’altezza del confronto.

Ecco quindi lo studente che studia tutto a memoria senza ragionare, lo stesso che dieci anni dopo vorrà dimostrare agli ex compagni di essere arrivato, di avere tutto ciò che si può desiderare, di essere migliore di loro.

Ma anche quando si incontrano queste persone piccole piccole, quelle che cercano sempre di fregarti pensando che se ti fai fregare te lo meriti, e se non lo fai sei un pericolo, il modo migliore per neutralizzarle è non snaturalizzarsi, non cercare di combattere con le loro stesse armi, ma ricordare che all izz well.

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Monday Moods, #freepress edition

Ci proviamo a mantenere viva questa rubrica, che a scriverla ci va poco e finalmente ho realizzato un header che non fa sanguinare i dotti lacrimali?

Ci proviamo.

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Cinema, Serie tv e simili, ossia i miei passatempi preferiti oltre ad applicare e poi rimuovere maschere per il viso peel-off.

Sto riguardando Scrubs dalla prima stagione: per chi non lo conoscesse, è una comedy ambientata in un ospedale, narrata (orrore) dalla voce fuori campo del protagonista, il dottore alle prime armi JD. Voice over a parte, è un piacevole tuffo nel passato, visto che MTV l’ha trasmessa a ripetizione per anni; anzi, credo sia stata proprio questa serie a far intravedere ai capoccioni del network i vantaggi di trasmettere serie tv invece dei video di P.Diddy che anche ammettendo li volessi guardare, potrei comodamente farlo da YouTube.

La visione di Scrubs è iniziata subito dopo aver finito di riguardare la settima stagione di How I Met Your Mother, forse per questo ho notato per la prima volta che le due serie hanno molto, moltissimo in comune. Con la differenza che grazie al cielo (e agli autori), JD non sfracella i marroni del mondo intero cercando la persona giusta ad ogni angolo di strada.

Libri, che tanto ci piacciono nonostante il poco tempo per leggerli.

Dato che ancora non parlo la lingua madre del Paese in cui abito da ormai quasi un anno e mezzo, ho avuto la splendida idea di leggere libri in lingua. Inglese. Che non si sa mai dovessi dimenticare l’unica lingua straniera che davvero padroneggio.

La scelta è ricaduta su un’edizione stupenda di Little Women, l’unico libro a parte Peter Pan che mi fa piangere dalla prima pagina, dal “Natale senza regali non è un vero Natale” di Jo: che ci volete fare, anima candida e campagnola sono, da ragazzina passeggiavo tra i filari di viti in autunno rubando l’uva sognando gonne di velluto marron con colletti alti e abbottonati fino al mento.

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Non so se sia un mood, ma sono stata bloccata su Facebook da una giornalista che si ritiene una paladina della libertà di stampa. Qui la storia in screenshot.

Concludo con un mood affatto culturale: ieri sera la nazionale di calcio albanese ha vinto contro l’Armenia, qualificandosi per gli Europei Francia 2016. Vittoria che mi ha portato indietro di nove anni, quando accadde questa cosa qui.

A proposito, invito chiunque non mi segua su Facebook a farlo, poiché se qui ho qualche filtro dato dal pudore, lì manco per sbaglio.

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Monday Mood(s)

Monday Moods, un paio di anni dopo

Nell’estremo tentativo di dare un ordine almeno ad un aspetto della mia vita, ho pensato di iniziare (e probabilmente finire) con le cose semplici, riesumando i Monday Moods e cercando di dar loro un’intestazione che non urli TRISTEZZA da ogni pixel.

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Comincio con il cinema, che non ne scrivo da tanto e ormai molti lettori avranno immaginato – senza tutti i torti – che sia diventata una decerebrata. Sono tutti film visti per la seconda/terza/diociottesima volta, niente di troppo recente.

Il Padrino – trilogia sogno di ricevere un mazzo di fiori enorme per poter commentare What’s this nonsense come il buon Marlon B., di dire a qualcuno Did you go to college to become stupid? You’re stupid! come Sonny a Michael in uno dei flashback, per non parlare della morte di Mary Corleone alla fine del terzo film: una scena capace di risollevare anche le giornate più difficili. Consigliato a chi ha recentemente litigato con qualcuno e vuole sublimare la rabbia.

I soliti sospetti niente, neanche questo film, può impedirmi di dormire durante le scene di sparatorie o inseguimenti: è più forte di me. Consigliato a chi non crede nel potere di una fervida immaginazione.

Animal House ripensare agli anni dell’università convincendosi che tornando indietro si sarebbero fatte scelte diverse è inutile e deleterio: questo film insegna come alcolismo, goliardia, occasionali depravazioni, uccisioni di equini e media dei voti intorno allo zero non avranno alcun peso nella vita “adulta”. Forse. Consigliato ai cosa sto facendo della mia vita.

Spostiamoci sui libri, anche se naturalmente anche qui abbiamo riletture di volumi che hanno volato con me, un anno e qualcosa fa, sul Malpensa-Torino di AirOne.

La casa degli spiriti che come Cent’anni di solitudine, mi frega costringendomi, se abbandono la lettura per qualche giorno, a ripartire da capo perché mi perdo inesorabilmente. Consigliato a chi pensa di avere una famiglia strana (check) ma ne ha comunque nostalgia (check).

Se questo è un uomo trovandomi da alcuni giorni impelagata in un dibattito su questo argomento, ho pensato di riprendere il libro con cui all’età di otto anni feci infuriare mio padre (il quale riteneva che quella non fosse un età adeguata per simili letture, soprattutto senza supervisione e/o spiegazione del contesto). Consigliato a chi si lamenta del suo lavoro, dei colleghi o del capoufficio.

E questo è quanto, se escludiamo una rinnovata ossessione per un medley di David Bowie del 1973 che vado a inserire qui sotto.

Giusto per avere una scusa per ascoltarla di nuovo.

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cinema, Monday Mood(s), Monday Movies, teledipendenza

I preferiti dell’anno, Monday Movies edition

A rileggere i post di cinema degli ultimi 12 mesi, mi vergogno di me stessa.

Sarà che sul blog condivido la parte peggiore di me, quella più cazzona e tragicomica, sarà che il trauma dello scorso autunno ha lasciato più strascichi del previsto, sta di fatto che quando mi è capitato di guardare dei film davvero interessanti, non sono mai riuscita a scriverne.

Ma a tutto c’è rimedio, quindi per concludere l’anno ho deciso di riesumare i Monday Movies e raggruppare quelli che a mio parere sono stati i film più fighi tra quelli guardati negli ultimi 12 mesi.

Cominciamo con Lucy di Luc Besson, che merita una menzione anche solo per essere il primo film in cui non ho provato fastidio alla vista di Scarlett Johansson. Confesso di essere una di quelle brutte persone che sono state soddisfatte nel vederla morire in Match Point, fate voi.

Lucy è un bel film con una bella storia e un personaggio – la Scarlett appunto – davvero interessante. E poi un’eroina (ma non troppo) in un mondo di eroi maschi e virili non è male.

Voto: 7,5

Proseguo con Gone Girl, confessando che in base al titolo e all’attore protagonista, pensavo fosse stato diretto da Ben Affleck stesso.

Ho dei seri problemi con questo film e ho provato invano a scriverne un paio di settimane fa: la storia è buona, gli attori sono bravi, le ambientazioni mi sono piaciute molto ma la regia mi ha fatto terribilmente incazzare.

Ci sono molti modi per condurre il pubblico lungo una strada di apparenze per poi svelare la verità con un coup de théâtre, ma Fincher preferisce trattare i suoi spettatori come dei deficienti: non ci sono indizi sparsi che portino a mettere in dubbio quanto si vede, il regista si erge a divinità del mondo che mostra e allo spettatore non resta che guardare, aspettando che il narratore per immagini (sorry for the rigurgito accademico) si decida a svelargli qualcosa. Peccato.

Voto: 9 alla storia e agli attori, 5 a Fincher

What We Do In The Shadows è geniale. Non ne ho ancora scritto, ma l’espediente “finto reality” è un trucchetto narrativo che mi piace moltissimo: al diavolo I voice over e le immagini commentative, al diavolo la perfezione stilistica, i personaggi commentano i fatti direttamente alla macchina da presa.

Va da sé che Modern Family sia, a mio parere, uno show meraviglioso proprio per questa impostazione. E per altre molte ragione di cui un giorno(forse) deciderò di scrivere.

Se poi prendiamo uno dei trend più abusati degli ultimi anni, i vampiri, e ne facciamo una commedia impostata come un docureality, il mio cuore è preso.

Comunque, voto: 8,5. Guardatelo.

Beneath The Harvest Sky è un altro gioiello: trattare l’adolescenza non è facile, il rischio di cadere nel moralismo o di allontanarsi dai personaggi rendendoli macchiettistici o eccessivi è sempre dietro l’angolo ma signori miei, questo film riesce a trattare vita (e morte) dei suoi protagonisti in un modo talmente crudo ma delicato da meritare tutti i premi che ha vinto.

Voto: 9

Tutto qui? Tutto qui. Perché per quanto possa aver apprezzato il film di Veronica Mars, non credo che tra 10 anni me ne ricorderò (ma non è detto, in fondo ancora ricordo a memoria quasi tutti i testi di Pezzali & Repetto).

Sono come sempre più che benvenuti i vostri preferiti del 2014, ché tempo per i film si trova (quasi) sempre.

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Art for Art's Sake, cinema, Citazioni a casaccio, Libri, Monday Mood(s), Monday Movies, musica

Monday Mood(s): Birdy, O’Connor, Truffaut, Bradbury e Bowie

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Rendendo grazie alle app per Android che mi permettono di realizzare immagini leggermente meno imbarazzanti di quelle create col netbook, auguro a tutti un lunedì meno traumatico possibile (soprattutto per chi lavora, per noi studentelli un giorno vale l’altro).

Birdy ha diciassette anni, è un’autrice e cantante inglese divenuta famosa vincendo il contest Open Mic UK nel 2008. Nota soprattutto per la cover di Bon Iver Skinny Love, io preferisco questo pezzo (e non solo perché è nella colonna sonora di The Vampire Diaries, lo giuro).

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Alle tre non era ancora tornata a casa. Attraversando l’atrio con una bottiglia nella tasca della vestaglia inciampò. Accese l’ultima sigaretta. Si sedette sul pavimento, accavallò le gambe. Compose un numero. Osservò un ragnetto attraversare in fretta il pavimento. Il telefono squillò sei volte. Sapeva che era tardi, disse. Lo capiva, eccome. Tremava dal freddo. Ma non capisci, mormorò. Mi sa che questa volta se n’è andata per sempre.

Conosceremo una grande quantità di persone sole e dolenti, nei prossimi giorni, nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro:

Noi ricordiamo.

Oh caress yourself, my juicy
For my hands have all but withered
Oh dress yourself my urchin one, for I hear them on the stairs
Because of all we’ve seen, because of all we’ve said

We are the dead
We are the dead
We are the dead

Questi ultimi tre frammenti (Truffaut/Bradbury/Bowie) meriterebbero un post a parte, e chissà che un giorno non mi senta abbastanza intelligente da scriverlo.

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Monday Movies per commemorare in modo adeguato la lady di ferro

Visto che a breve scorreranno fiumi di inchiostro e le dita si surriscalderanno sulle tastiere per ricordare le mirabolanti imprese compiute da Margaret Thatcher nel corso dei suoi tre mandati come primo ministro britannico, ho pensato di  dedicarle i Monday Movies stilando una piccola lista di film che fanno riferimento alla Iron Lady e che potrebbero servire a ricordare le porcate le scelte politiche dell’unica donna che abbia mai ricoperto quella carica.

Attenzione: io sono convinta che la Thatcher fosse una persona (politica) orribile, pertanto non ci si aspetti di trovare citato l’inutile film con Meryl Streep.

  • Grazie, signora Thatcher! In una cittadina mineraria dello Yorkshire, l’imminente chiusura delle miniere potrebbe determinare lo scioglimento della banda musicale composta dai lavoratori. Tra i protagonisti figurano Pete Postlethwaite ed Ewan McGregor, la regia di Mark Herman costruisce  una realtà sociale in procinto di scomparire di fronte ad una politica sempre più lontana dai cittadini.
  • Una scelta d’amore è il 1981, i giovani Gerard e Frankie finiscono nella prigione di Long Kesh (Irlanda del Nord) per reati connessi all’IRA. Qui prenderanno parte allo sciopero della fame con Bobby Sands, lasciando alle loro madri la responsabilità di tentare in ogni modo di salvar loro la vita. La Thatcher compare in apertura all’interno di una registrazione del discorso pronunciato durante l’insediamento a Downing Street del 1979, indicando le sue scelte politiche come responsabili della morte degli scioperanti. Scritto a quattro mani da Jim Sheridan e Terry George e diretto da quest’ultimo, nel cast figurano Helen Mirren e John Lynch (che interpreta Bobby Sands).
  • L’agenda nascosta film di Ken Loach del 1990, suggerisce una cospirazione volta a favorire l’insediamento della Thatcher come primo ministro. Le politiche (anti)sociali del periodo tornano in Loach con Piovono pietre (1993) e Riff Raff (1991).
  • Billy Elliot il percorso del giovane figlio di un minatore da una palestra di boxe alla Royal Ballet Academy di Londra. Sullo sfondo, gli scioperi del 1984 e le difficili scelte di un padre che deve accettare il disfacimento della realtà quotidiana che conosce per permettere al figlio di raggiungere i propri obiettivi.
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Monday Movies: se un thriller ti fa pensare ad Al Bano c’è qualcosa che non va

Prima di commentare brevemente il film di Michael Greenspan uscito quest’anno, vorrei riportare il testo del messaggio che ho inviato alla mia amica durante la visione (stavamo anche intrattenendo un’avvincente sfida a Ruzzle), così vi fate un’idea sul tenore del commento sottostante:

Sto guardando il film più merdoso del mondo e ti dico solo che una battuta mi ha fatto pensare ad Al Bano!

Siamo tutti d’accordo che un thriller che faccia pensare all’usignolo di Cellino San Marco non possa in alcun modo essere una pietra miliare nel suo genere? Bene, allora procediamo.

La trama: una studentessa scompare e le coinquiline affittano la sua stanza ad una ragazza in fuga da un padre violento; una delle altre due (della terza non interessa a nessuno, tanto va in vacanza col ragazzo ad inizio film e torna alla fine) ha un ex fidanzato violento, sospettato di essere coinvolto nella sparizione dell’amica, che la nuova inquilina uccide con un’ascia. Peccato che poi quest’ultima chieda alla nuova amica di far fuori suo padre.

Eventuali punti di interesse: una delle due protagoniste è Katie Cassidy, nota per vestirsi incredibilmente male nella nuova versione di Melrose Place e per essere il personaggio meno noioso in millemila stagioni di Gossip Girl; l’altra somiglia occasionalmente a Chuckie la bambola assassina.

Ciao, sono una carota.
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Devo ammettere che in un primo momento mi ero quasi convinta di avere a che fare con un buon film, soprattutto a causa dell’apparente approccio critico al genere maschile come perpetratore di violenza immotivata ed irrazionale contrapposto ad un femminino forte ed autosufficiente; persino le scene lesbo sembravano avere una motivazione che esulava dal voyeurismo fine a se stesso (malsana idea nata dall’assenza di corpi nudi nelle scene in questione), purtroppo però tutto si risolve in un pasticcio che nelle ambientazioni ricorda il di gran lunga migliore Scream, nella costruzione di un nucleo familiare disfunzionale e perverso richiama vagamente l’orrenda famiglia di Non aprite quella porta e nel personaggio del padre mi ha fatto tornare alla mente Les amants criminels mancando tuttavia di tutti gli spunti brillanti che avrebbero potuto derivare da quei film.

Grazie al cielo uno dei due antagonisti risparmia a tutti noi il classico monologo-del-moribondo, purtroppo però la figlia psicopatica con l’antipatica tendenza a voler uccidere chi l’ha messa al mondo fa in tempo a sparare la puttanata  frase del secolo che ci riporta ad Al Bano citato in apertura, infatti precedentemente nel chiedere all’amica di ricambiare il favore uccidendole il padre le aveva detto

Che cazzo Amanda tu sei libera!

Per non farci mancare niente, nessuno dei ‘cattivi’ risulta credibile ed è un peccato, perché il personaggio del padre offriva ottimi spunti; nota di demerito all’ex fidanzato violento: assolutamente bidimensionale, inutile, stupido e privo di motivazioni.

Se almeno la ragazza scomparsa fosse rimasta tale, o quantomeno fosse stata trovata morta, forse la fine si sarebbe salvata e si sarebbe potuta trarre un qualche (ah! ah! ah!) riferimento morale o qualche bestialità del genere.

Nota di demerito ai costumi, che va bene le ambientazioni à la Scream, ma non è che ogni film con studentesse inseguite da pazzi assassini deve necessariamente ricordare gli anni Novanta.

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