#CoseBelle, da Torino a Tirana, diy, SunDIY

Prendere a martellate le noci: un progetto per la domenica

Cercare l’equilibrio: una costante più o meno evidente nelle più o meno placide esistenze di tutti.

Quando poi lo si trova, la costante diventa riuscire a mantenerlo. Meglio farlo attraverso i piccoli gesti quotidiani, ché i colpi di testa potrebbero essere un tantino controproducenti.

Negli ultimi 11 anni della mia vita, l’equilibrio emotivo e spirituale si è spesso rispecchiato in quello intestinale (che bellezza iniziare la settimana con tali soavi argomenti, nevvero?) e insomma, ultimamente e come ogni primavera il mio abbuffarmi di formaggio tendeva a creare disturbi.

Purtroppo, il latte con i cereali è una delle colazioni che preferisco. A dirla tutta, a volte sogno di inzuppare i Weetabix nella tazza fino a creare una pappetta dall’aspetto disgustoso come facevo da bambina.

Chissà se li producono ancora, i Weetabix.

La mia assenza da queste pagine è stata parallela a quelli che chiamo i SunDIY, i progetti fai da te della domenica: aiutano a liberare la mente e, per dirla con alcune femministe che mi è capitato di ascoltare su YouTube, determinano una riacquisizione di potere.

Ho piantato dei fiori in bulbo, ho preparato un deodorante che sa di ciambellone all’arancia, con l’ausilio del meraviglioso apriscatole Tupperware (30 euro di felicità) ho trasformato delle lattine di passata in portapenne e ieri ho preparato il latte di noci.

Riacquisizione del potere ed equilibrio intestinale, che magnifica coppia. Soprattutto se unito al risparmio netto sull’acquisto di latte vegetale nella grande distribuzione: da queste parti soia o muerte, a prezzi francamente troppo alti.

Su internet avevo trovato diverse ricette per il latte di mandorle, ma una busta di Tezenis colma di noci giaceva da mesi in uno degli armadietti della cucina ed ho quindi deciso di utilizzare quelle.

La cosa più importante sono gli attrezzi: non avendo uno schiaccianoci, ho scoperto che un martello da carpentiere è efficace e utile a sublimare l’aggressività. Raccogliere frammenti di gusci in giro per la stanza non è il massimo della vita, ma ne vale la pena.

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Una volta sgusciata la frutta, l’ho infilata in un sacchetto salvafreschezza per poi frantumarla delicatamente con l’ausilio dell’attrezzo di cui sopra; sottolineo delicatamente perché troppo vigore potrebbe far esplodere il sacchetto o far fuoriuscire gli oli dalle noci.

Bene, a questo punto ho mescolato la poltiglia ottenuta con un po’ d’acqua e un cucchiaino di miele biologico (volendo il miele si può evitare, ma le noci tendono ad essere amarognole quindi un ingrediente dolce serve a bilanciare il sapore) e ho versato tutto nell’estrattore.
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Credo che un frullatore classico o a immersione siano più indicati, ma io ho rotto il mio cercando di frullare mele e fiocchi d’avena.

Utilizzando l’estrattore la polpa della noci verrà scaraventata nell’apposito contenitore o in giro per la cucina se ci si è dimenticati di fissarlo adeguatamente all’elettrodomestico, mentre il latte colerà allegro e già filtrato.

Io ho comunque aggiunto al composto quella parte di polpa che non era volata sui divani, ma se si preferisce si può infilare il composto in una garza di cotone e poi in un colino e filtrarlo.

Il risultato è sorprendentemente buono, ma essendo fresco il latte non dura più di tre giorni: meglio non sforare o l’intestino tornerà a ballare la Macarena ad ogni ora del giorno e della notte.

Ora, so che nell’ultimo post si parlava di scrub a base di gusci di noci, ma confesso di non avercela fatta. Un progetto potenzialmente fallimentare alla settimana è più che sufficiente, non sfiderei oltre la fortuna.

Un’ultima cosa: al posto del miele, vanno bene anche un paio di datteri o dello sciroppo d’agave.

 

 

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Strategie alimentari autunnali for dummies

Da meno di 24 ore l’autunno si è palesato anche su questo mucchio di sassi (cit. il re più imbecille della breve storia del Regno) e la fame incontrollata pre-letargica si è già impossessata delle mie membra e del mio fragile intelletto. Per ora la dispensa resiste, nel senso che ancora non sono comparse torte, merendine e simili, ma il pericolo è in agguato così come il rischio di trasformarmi, come accade quasi ogni anno in inverno, in una sorta di enorme bambino grasso (le guance sono la prima parte di me a ingrassare, insieme alle tempie. A me ingrassano le tempie).

La questione è seria, perché quest’anno non avrò le forze di resistere ai cibi più grassi che incontrerò per la mia via ma non ho alcuna voglia di passare la primavera a dieta perché sono stata incapace di controllare i miei famelici appetiti.

Solo in un’occasione, ormai un paio di anni fa, sono riuscita a superare indenne l’inverno. Salvo poi esplodere in primavera, ma ad andare in giro con Birra Ceca, questo è quello che accade; quindi stamattina, mentre cercavo di impedirmi di entrare in panetteria e comprare due petulla (frittelline che inzuppate nel miele sono da estasi e che costano circa 7 cent l’una), mi sono chiesta cosa, quel particolare inverno, mi avesse impedito di deambulare per Torino con le fattezze di una foca monaca dopo una sbronza di gin.

Per la cronaca, sono stata forte e inamovibile e non le ho comprate. E mò sto morendo di fame.

Vado dunque a ripercorrere i metodi utilizzati nel glorioso inverno in cui non ingrassai e forse, ma non ci metterei la mano sul fuoco, persi anche un etto o due.

  • Sfondarsi di cibo sì, ma scegliere cosa si mangia: i frequentatori più assidui di questo blog ricorderanno le mie dichiarazioni d’amore alle gallette di mais salate con cui mi ingozzavo stile tacchino prima, durante e dopo i pasti.
  • Tè, infusi e tisane come se piovesse. Io sono compulsiva, a casa ho cinque o sei varietà di tè e infusi di vari frutti (il preferito al momento è alla banana) e che vi posso dire, alleviano un pochino – poco eh, non crediate che facciano miracoli – il senso di fame.
  • Riempire le pietanze di spezie per rendere anche il petto di tacchino un’esplosione di sapore (scusate, a fare la copy mi si sta fondendo il cervello). Inoltre, condire insalate o verdure al vapore con semi vari (lino, sesamo) saltati in padella rende tutto very saporito e very pseudo-healthy.
  • Cereali integrali is the way. Pasta integrale, riso integrale, pane nero e tutto il corredo di tristezza che portano con sé sono una buona soluzione per tenere lo stomaco pieno e l’intestino felice.

pasta

Fare pubblicità aggratis a Misura, fatto.

Ai tempi i miei pranzi spesso consistevano in affettato di pollo o crescenza accompagnati da insalata verde o da verdure bollite, più gli immancabili MiniMais (mi mancate, vi amo, mi pensate ogni tanto?) ed eventualmente un frutto. Ancora mi stupisco di non essere morta, soprattutto di noia.

Ora, considerando che la pasta integrale da queste parti è un po’ costosetta (non rispetto all’Italia, rispetto al mio stipendio), che la crescenza si trova solo al Conad, anch’essa costa un occhio della testa e ho qualche dubbio sulla freschezza del prodotto e che per fortuna si mangiano solo verdure di stagione ma che questo significa addio spinaci fino al ritorno della primavera, non so bene come gestirò questa emergenza.

Forse il letargo potrebbe servire, ma al momento i miei due-quasi-tre lavori sembrano essere un piccolo ostacolo a una soluzione del genere.

Oppure potrei fare come quell’autunno in cui facevo colazione con una tazza di caffè americano senza zucchero e pranzo con un cappuccino, ma temo che mi troverebbero agonizzante davanti ad un byrektore dopo un paio di giorni. O di ore.

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