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Wake me up quando mi passerà la letargia

Saranno le giornate pi√Ļ corte, le temperature pi√Ļ basse, l’aumento di cose da fare e di luoghi in cui andare, o forse l’innata letargia che √® forse tipica di chi in autunno c’√® nato, sta di fatto che le energie mi hanno abbandonata e anche dopo quelle notti in cui riesco a dormire pi√Ļ di otto ore, sono una larva che si trascina indossando fin d’ora gli stivaletti invernali, neanche abitassi in un anfratto alpino.

A malapena resto sveglia quando dovrei, quasi mi addormento sull’autobus nonostante la guida estremamente sportiva degli autisti, se non esco in pigiama o in ciabatte √® un miracolo.

Stamattina ho persino fatto colazione con muesli e acqua, ma a mia discolpa ho reso il pastone un po’ meno disgustoso con farina di cocco e polvere di cacao amaro.

Insomma, a mettere insieme le idee per il post sui libri non ce la faccio. Sar√† l’ansia da prestazione che mi coglie quando mi avvicino alla letteratura con fini divulgativi, ma proprio non ce la fo.

Magari diventer√† un post di consigli per i regali di Natale, ammesso che qualche amico di chi mi legge ami leggere tomi leggeri e piacevoli come un’emicrania da sinusite.

Intanto trascorro i pochi momenti liberi di veglia bevendo t√® anni Novanta come quello alla rosa canina che ho portato dal Kosovo, facendomi tingere i capelli di biondo violino (miseramente sparito dopo un paio di lavaggi), creando improbabili decorazioni autunnali per la casa (ossia barattoli in vetro riempiti di pigne dorate, rose secche e fili di lucine al Led di Tiger) e guardando le serie tv dell’adolescenza, come Buffy e Will & Grace.

Se solo potessi evitare di uscire di casa per andare in ufficio e trascorrere effettivamente le mie giornate in pigiama e ciabatte, allora sì che sarebbe un autunno degno di nota.

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Pausa caffè 2: la costruzione televisiva di un mostro

Dato che sul Giorno della Memoria mi espressi gi√† alcuni anni orsono, ritento l’esercizio di sintesi iniziato la scorsa settimana: siore e siori, la pausa caff√®.caff

Chi segue la pagina Facebook del blog (questa) e ieri sera intorno a mezzanotte stava cazzeggiando online l’avr√† gi√† letto, comunque mi ripeto: il 24 Dicembre, dopo circa tre ore di blackout domestico, ho celebrato la nascita del bambiniello in compagnia di Liam Neeson e Ben Kingsley, ossia guardando Schindler’s List.

Va da s√© che quando ieri sul sito de Il Fatto Quotidiano ho letto dell’imminente uscita di The Eichmann Show, ho iniziato a saltellare come una capretta, con buona pace del mio povero collega.

Metacinema! Metatelevisione! Erano i termini che saltellavano qua e là nella mia testa.

Metanfetamina? Era la domanda che probabilmente si poneva il mio collega nel medesimo istante.

Insomma, questo √® il trailer. C’√® Martin Freeman di The Office UK, c’√® Anthony LaPaglia, la produzione √® BBC 2, l’argomento √® interessante, sul sito della rete c’√® il making of (grazie al quale sar√≤ improduttiva fino all’ora di pranzo e perder√≤ il lavoro).

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All I want for Christmas is Christmas

Due giorni a Natale, la redazione incredibilmente silenziosa, i giornalisti in volo per l’Italia (li odio), una parte dei colleghi impegnati nella registrazione della puntata di Capodanno, gli altri – hem –¬†¬†cazzeggiano in modo sfrontato, indecente.

Stipendio in ritardo, neanche il tempo per una seduta dalla parrucchiera che ormai vede pi√Ļ le mie amiche in visita che me, apri/chiudi/apri siti di vendita online, Signore grazie perch√© la puntata di domani coincide con la Vigilia e nessuno la guarder√†, perch√© stavolta abbiamo scavalcato il concetto di “noia” per approdare a vele spiegate al coma cerebrale.

Poi sole, caldo, nascondermi in regia per non essere cooptata su altri programmi, lo scazzo anche solo all’idea di uscire e raggiungere il bar per un caff√®.

Mi regalo confezioni di t√® dalle profumazioni improbabili, gi√† che ci sono m’accatto anche una crema viso alla menta¬†che ricorda un po’ quelle per i piedi ma √® vegan, √® bio e quindi sono convintissima che far√† miracoli sul viso, sbaglio il sottotono dell’ennesimo rossetto nude – sei gialla figlia mia, fattene una ragione – mi serve un’agenda ma temo possa essere usata contro di me in tribunale.

Domenica sono stata in montagna e mi sono ammalata, sti anticorpi da montagnina non funzionano a queste altitudini, mi sono sentita molto ragazzetta cagionevole di città e non lo sono, poi a casa ho trovato un bakllava che cuoceva placido in forno e ho pensato che non andare a Torino per le feste può avere dei lati positivi.

Qui si trovano delle Michael Kors e delle C√©line false come Giuda ma quasi identiche alle originali, voi amiche che ne riceverete una dalla sottoscritta sappiate che √® un tarocco, ma che ve l’ho preso con affetto infinito. Ergo, non pensiate che la paga di una schiava della macchina mediatica sia cos√¨ alto.

Stasera preparo il vin brulé, il liquore al caffè, i muffin con Nutella e arance e guardo un film che senza motivo alcuno collego al Natale.

Forse il motivo è che sono una brutta persona.

Buone feste a tutti voi!

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Snobismi culturali (sembra un post serio ma viggiuro che non è così)

Quando mi iscrissi all’Università, ero una snob tremenda.

Non tout court, ch√© non ho mai avuto le possibilit√† economiche e morali per esserlo, ma solo ‚Äď solo! ‚Äď per quanto riguarda il cinema.

Credo in effetti di essere stata come la maggior parte degli studenti di cinema: altezzosa, elitaria, sprezzante verso la televisione e verso le mode del momento (Colazione da Tiffany anyone?).

Una tremenda cagacazzi, ne converrete.

Ad eccezione di Beautiful, guilty pleasure che non mi toglierò mai perché è un’eredità lasciatami dalla nonna (ho mai parlato di mia nonna, splendida avellinese con il bob color mogano e le unghie laccate nei toni del rosso rubino?), snobbavo qualunque forma di intrattenimento bassa o mainstream.

Rimandiamo ad un’altra occasione la derisione per essere passata al lato oscuro del tubo catodico.

Tornando all‚Äôepoca in cui ero una ventenne o poco pi√Ļ che vestiva solo di nero o con improbabili capi effetto divano acquistati in Corso Palestro, ad un certo punto ho realizzato che non sarei mai divenuta la Sofia Coppola delle Prealpi piemontesi, la Maya Deren della cintura Ovest, la Kathryn Bigelow degli alpeggi: mi sono fermata, ho fatto un bel pianto, poi ho fatto una risata e ho deciso di piantarla l√¨.

Pochi anni dopo, a seguito di una cocente e non ancora metabolizzata mazzata morale, ho sviluppato un senso di inferiorità nei confronti della Settima Arte e ho deciso che solo la tv poteva capirmi.

E che era meglio essere la prima tra gli ultimi che l’ultima tra i primi.

Bel ragionamento del cazzo, nevvero?

Questo flashback è volto agli elitari del lo conoscevo prima che diventasse famoso, quelli che massacrano la loro band preferita perché ha firmato un contratto con una major discografica, quelli che Sofia Coppola mi piaceva prima di Marie Antoinette, e comunque i macarons li mangiavo prima che uscisse il film, e anche le Converse me le dovevo far portare da Londra perché qui non si usavano e comunque tutti mi sfottevano perché le indossavo.

Raga, rilassatevi.

A ben guardare, la cultura mainstream è divertente.

Basta avere gli strumenti per capirne i meccanismi, basta trovarne i lati piacevoli.

Solo pochi anni fa mi vergognavo ad ammettere di essere una spettatrice affezionata di The Vampire Diaries, di passare intere serate spiaggiata davanti al pc per guardare tutte le serie tv che trovavo online invece di frequentare pi√Ļ assiduamente¬†le sale d‚Äôessai.

Invece ora le serie tv sono il nuovo cinema, tutti a lodarle e a straparlarne e sapete che c’è, è figo che sia così.

Pi√Ļ pubblico uguale pi√Ļ soldi uguale pi√Ļ qualit√†, e se siete scettici pensate a True Detective e ditemi se dieci anni fa una serie del genere sarebbe stata possibile.

Eppoi le serie tv ci rendono intelligenti, ci spingono a cercare riferimenti e sottintesi, aiutano con l’inglese: nella patria del doppiaggio, lo streaming online è nutrimento per il cervello.

E se per mesi abbiamo letto su tutti i social che la felicit√† √® reale solo se condivisa, per quanto mi riguarda vale lo stesso per la conoscenza: far conoscere prodotti culturali ‚Äúalti‚ÄĚ aiuta ad elevare il livello medio dei prodotti stessi e a creare cultura attraverso un medium che ultimamente ha tutt‚Äôaltri scopi.

Ciò non toglie che io guardassi le serie tv prima che le guardassero tutti. Gne gne gne.

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Piani estivi: quando le vacanze languono e lo streaming è il tuo migliore amico

A volte ritornano, anche se è metà luglio, il passaggio Piemonte-Toscana è inevitabilmente ingioiellato di treni in ritardo, valigie troppo pesanti ed etti di toma di montagna in trasferta.

Sebbene le ultime settimane di silenzio siano principalmente dovute all’assenza di connessione internet nella mia abitazione torinese (il buon Zompafossi √® drammaticamente scomparso dalle reti disponibili) e dalla conseguente visione esclusivamente di DVD e di film trasmessi dalle democratiche reti presenti sul digitale terrestre (non che mi lamenti: da¬†28 giorni dopo¬†a¬†Monsieur Verdoux¬†non mi √® andata cos√¨ male) e dal ritorno alla sana pratica della lettura.

Di libri cartacei, siore e siori.

Uno dei quali è stato immolato nella sua materiale fragilità da un improvviso acquazzone a finestre aperte.

Ciao Famiglia Winshaw, è stato bello finché è durato.

Nel frattempo le mie amate serie tv sono in pausa estiva (ho in mente un paio di riflessioni sul cannibale pi√Ļ affascinante di sempre, ma a suo tempo) ma per fortuna il¬†buon¬†Dexter¬†√® tornato tra noi, e voci di corridoio mi dicono che potrebbe non essere un completo disastro. Vedremo.

Intanto a breve la seconda parte dell’ultima stagione di¬†Breaking Bad,¬†uno di quei prodotti che oltre a possedere un’estetica riconoscibile e affatto secondaria alla storia, √® forte di un soggetto ‘a tenuta stagna’ in cui gli errori si contano sulle dita di una mano, forse anche di una mano senza alcune dita.

Per il resto, non essendo una grande fan del trash eccessivo e tedioso di¬†True Blood, le mie escursioni estive in terra seriale si ridurranno forse a qualche recupero in corner di prodotti ormai conclusi; anzi, l’occasionale visione di alcuni episodi di¬†Pretty Little Liars¬†e di¬†The O.C.¬†sulle sempre tremende reti Mediaset mi ha contaminato occhi e cervello quindi coraggio miei prodi, consigliatemi una bella serie tiv√Ļ da cui diventare dipendente.

Nota: ero fortemente propensa a tirarmela pubblicando solo la prima foto, ma visto che sono intellettualmente onesta (a-ha), ho deciso di consegnare a futura memoria anche la seconda. Apprezzate la mia onestà intellettuale, su.

Vorrei inoltre sottolineare che avendo prontamente cancellato la prima immagine da qualsiasi supporto di archiviazione, ho dovuto procedere allo stamp della pagina web e al ritaglio tramite Paint. Le fatiche di una nullafacente.

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