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Piani estivi: quando le vacanze languono e lo streaming è il tuo migliore amico

A volte ritornano, anche se è metà luglio, il passaggio Piemonte-Toscana è inevitabilmente ingioiellato di treni in ritardo, valigie troppo pesanti ed etti di toma di montagna in trasferta.

Sebbene le ultime settimane di silenzio siano principalmente dovute all’assenza di connessione internet nella mia abitazione torinese (il buon Zompafossi è drammaticamente scomparso dalle reti disponibili) e dalla conseguente visione esclusivamente di DVD e di film trasmessi dalle democratiche reti presenti sul digitale terrestre (non che mi lamenti: da 28 giorni dopo Monsieur Verdoux non mi è andata così male) e dal ritorno alla sana pratica della lettura.

Di libri cartacei, siore e siori.

Uno dei quali è stato immolato nella sua materiale fragilità da un improvviso acquazzone a finestre aperte.

Ciao Famiglia Winshawè stato bello finché è durato.

Nel frattempo le mie amate serie tv sono in pausa estiva (ho in mente un paio di riflessioni sul cannibale più affascinante di sempre, ma a suo tempo) ma per fortuna il buon Dexter è tornato tra noi, e voci di corridoio mi dicono che potrebbe non essere un completo disastro. Vedremo.

Intanto a breve la seconda parte dell’ultima stagione di Breaking Bad, uno di quei prodotti che oltre a possedere un’estetica riconoscibile e affatto secondaria alla storia, è forte di un soggetto ‘a tenuta stagna’ in cui gli errori si contano sulle dita di una mano, forse anche di una mano senza alcune dita.

Per il resto, non essendo una grande fan del trash eccessivo e tedioso di True Blood, le mie escursioni estive in terra seriale si ridurranno forse a qualche recupero in corner di prodotti ormai conclusi; anzi, l’occasionale visione di alcuni episodi di Pretty Little Liars e di The O.C. sulle sempre tremende reti Mediaset mi ha contaminato occhi e cervello quindi coraggio miei prodi, consigliatemi una bella serie tivù da cui diventare dipendente.

Nota: ero fortemente propensa a tirarmela pubblicando solo la prima foto, ma visto che sono intellettualmente onesta (a-ha), ho deciso di consegnare a futura memoria anche la seconda. Apprezzate la mia onestà intellettuale, su.

Vorrei inoltre sottolineare che avendo prontamente cancellato la prima immagine da qualsiasi supporto di archiviazione, ho dovuto procedere allo stamp della pagina web e al ritaglio tramite Paint. Le fatiche di una nullafacente.

libri

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Monday Mood(s) part I: 11 febbraio 2013

Avrei tanto, tanto voluto deliziare il mondo con un’edizione fresca di stampa dei Monday Movies, purtroppo però i film guardati nell’ultima settimana appartengono a quella categoria di film di cui personalmente (ed immagino sia così anche per i miei amati lettori, poi correggetemi se sbaglio) preferirei si smettesse di parlare, dato che si è già scritto molto e che nella maggior parte dei casi, ciò che viene scritto non aggiunge elementi utili ma si limita a ribadire concetti già ampiamente conosciuti.

Per intenderci, si tratta di Il Padrino, Bastardi senza gloria, Schindler’s List ed altri film simili ad essi, ossia quelli che guardi quando sei malata e vuoi solo crogiolarti nel dolore guardando immagini conosciute e sentendo sfumature di voci note come quelle dei propri familiari.

In sostanza, niente Monday Movies ma per questa settimana Monday Mood(s), un insieme eterogeneo (aka a cazzo di cane) di immagini, brani musicali, video et simili; unica avvertenza: oggi piove, fa freddo, forse nevicherà e non mi sento molto bene dunque non ci si aspettino fringuelli, boccioli di rosa e biscottini al miele.

monday mood

Cinque anni di Istituto d’Arte evidentemente utilissimi. Bellissimo header. Se qualche anima buona volesse fornirmene uno un po’ meno quintaelementare, magari non creato con le funzioni base di Paint, ne sarei molto felice

Let’s get started.

Most people think of themselves as individuals, that there’s no one on the planet like them.

(Dal film Submarine di Richard Ayoade [2010])

Era il mondo, il mondo in quanto tale, che era fuori dalla sua portata, tutta quella costruzione assurdamente grande, complicata, casuale, incommensurabile, quella marea incessante di relazioni umane, politiche, culture, storie… (Jonathan Coe, La banda dei brocchi, 2004)

Immagine di Laz Marquez per la locandina del film The Birds (1963) di Alfred Hitchcock

https://www.youtube.com/watch?v=Mz_62kJfPlI

Sangue chiama sangue, ed in giorni come questi niente eguaglia un bel po’ di trash vampiresco.

(Sì, sto ancora guardando The Lying Game e ne avrei da dire sulla differenza tra la creazione di un personaggio carico di sfumature e l’apparente schizofrenia di quelli della serie, ma rimando ai prossimi giorni).

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Di nuovo appìsa, di nuovo telefilm sui vampiri.

L’estate per quanto mi riguarda è finita.

Il rientro a Pisa – quattro ore di intercity, con buona pace dei soliti regionali – è stato estenuante e noioso, la scoperta dei mille e più disastri che le due bestie del demonio hanno combinato in casa non è stato un buon modo di finire la settimana.

Voglio dire, oltre che abbandonare escrementi vari in giro per la cucina e vomitare nelle loro stesse ciotole, hanno ridotto a brandelli una delle mie magliette. Che avevo comprato un mese e mezzo fa. Per dieci euri.

La città e semivuota, solo matricole cariche di documenti per l’iscrizione e turisti troppo biondi che fanno troppe foto parlando a voce troppo alta.

Data la gran quantità di tempo libero, ho iniziato a guardare le prime puntate di True Blood. Per ora non mi entusiasma (sarà che non c’è un Ian Somerhalder nel cast, per fare un’ipotesi), ma la sigla è davvero bella.

A breve un commento su Psychoville, ovvero uno degli esempi volti a dimostrare la teoria secondo cui la tivù pubblica non dev’essere necessariamente una merda come da noi.

 

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