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Wake me up quando mi passerà la letargia

Saranno le giornate più corte, le temperature più basse, l’aumento di cose da fare e di luoghi in cui andare, o forse l’innata letargia che è forse tipica di chi in autunno c’è nato, sta di fatto che le energie mi hanno abbandonata e anche dopo quelle notti in cui riesco a dormire più di otto ore, sono una larva che si trascina indossando fin d’ora gli stivaletti invernali, neanche abitassi in un anfratto alpino.

A malapena resto sveglia quando dovrei, quasi mi addormento sull’autobus nonostante la guida estremamente sportiva degli autisti, se non esco in pigiama o in ciabatte è un miracolo.

Stamattina ho persino fatto colazione con muesli e acqua, ma a mia discolpa ho reso il pastone un po’ meno disgustoso con farina di cocco e polvere di cacao amaro.

Insomma, a mettere insieme le idee per il post sui libri non ce la faccio. Sarà l’ansia da prestazione che mi coglie quando mi avvicino alla letteratura con fini divulgativi, ma proprio non ce la fo.

Magari diventerà un post di consigli per i regali di Natale, ammesso che qualche amico di chi mi legge ami leggere tomi leggeri e piacevoli come un’emicrania da sinusite.

Intanto trascorro i pochi momenti liberi di veglia bevendo tè anni Novanta come quello alla rosa canina che ho portato dal Kosovo, facendomi tingere i capelli di biondo violino (miseramente sparito dopo un paio di lavaggi), creando improbabili decorazioni autunnali per la casa (ossia barattoli in vetro riempiti di pigne dorate, rose secche e fili di lucine al Led di Tiger) e guardando le serie tv dell’adolescenza, come Buffy e Will & Grace.

Se solo potessi evitare di uscire di casa per andare in ufficio e trascorrere effettivamente le mie giornate in pigiama e ciabatte, allora sì che sarebbe un autunno degno di nota.

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Art for Art's Sake, Considerazioni sparse, musica

L’ennesimo, trionfale ritorno dell’Esile Duca Bianco

Accade a volte che l’impatto con un’opera d’arte sia straordinariamente intenso, tanto da non richiedere particolari analisi immediate che ne giustifichino la totalità; ecco, a me è appena accaduto, non capitava da tempo e non me l’aspettavo.

Risale ormai a ieri la distribuzione del video del nuovo singolo di Bowie, The Stars (Are Out Tonight), diretto da Floria Sigismondi; prima di procedere con un paio di considerazioni in merito, ecco il video:

Siamo tutti d’accordo che si tratta di un’opera di raffinata eleganza, qualitativamente superiore alla maggior parte dei video musicali recenti?

A prescindere dall’ammirazione incondizionata che ho per Bowie (dovuta almeno in parte ad una zia diciottenne appena tornata da Londra che mentre mi faceva da baby sitter ascoltava SOLO lui), trovo sempre ammirevole la sua capacità di confrontarsi con il passato, il rifiuto di scimmiottare se stesso riproponendo versioni annacquate e tragicamente comiche di Ziggy Stardust o di Halloween Jack preferendo una costante ricerca artistica che spesso viene sottovalutata: al primo ascolto dello scorso album, Reality (2003, se non sbaglio) pensai Che schifo. Va beh, avevo diciassette anni, capitemi.

Ad ogni modo, quello stesso schifo staziona nella playlist del mio lettore mp3 da allora.

Tornando al video, trovo che la splendida fotografia, i costumi, le inquadrature e l’intera costruzione visiva valorizzi moltissimo la narrazione rendendola ancora più efficace, e che l’utilizzo di Tilda Swinton (cioè capito? Lui ha la Swinton in un video musicale) sia emblematica per la sua somiglianza con Bowie (su cui alcuni fotografi hanno giocato):

il confronto tra il sé odierno e quello del passato era già stato oggetto in un video precedente, Tursday’s Child, anche se le modalità risultano meno raffinate rispetto al video appena uscito; la capacità di coniugare musica, arte, performance e citazionismo è sempre stata una delle caratteristiche di Bowie, vero istrione dell’arte, ed anche in questa occasione il risultato finale è strepitoso: evocativo, fisico, autocitazionista (l’ambiguità sessuale, l’androginia, le sembianze mutevoli) senza diventare una celebrazione aulica del proprio essere (Do you hear me, Clint Eastwood?).

Ah, anche la canzone mi piace un sacco, ma non capisco una mazza di musica quindi evito di far rizzare i capelli a commentatori ben più esperti (anzi, voleste linkarmi qualche recensione fatta bene…)

Edit: devo aver digitato male il titolo, caso esemplare di lapsus freudiano probabilmente causato dalle elezioni politiche. Il risultato è ridicolo, ma non posso cambiarlo.

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